Sentieri dello Spirito

Per chi crede, nessuna prova è necessaria. 

Per chi non crede, nessuna prova è sufficiente.

(Franz Verfel)

Testo del giorno

lunedì 14 Settembre  2020

 CAP. IV

L'INCONSCIO E VITA

    l'inconscio responsabile • il subconscio • il sacro inconscio   

 

L'inconscio

Dal punto di vista psicologico, l'inconscio è l'insieme dei processi che agiscono sulla condotta, ma sfuggono alla coscienza.

Nella Storia troviamo le prime nozioni sull'inconscio rilevate da diversi filosofi, da Leibniz a Schopenhauer, diventando un tema scientifico solo a partire dalle mirabili ricerche di Charcot e Pierre Janet - presso l'Università di Parigi - così come di Liebault e Bernheim - che a Nancy, nei suoi esperimenti ipnotici, cercò di trovare le cause psicologiche dei disturbi fisiologici.

Con il notevole contributo di Freud e più tardi di Jung, fra gli altri, l'inconscio diventa, secondo il maestro di Vienna, la parte dell'attività mentale che include i desideri e le aspirazioni primitive o represse, poiché, grazie alla censura psichica che blocca la conoscenza dell'essere, non raggiungono la coscienza spontaneamente, ma solo attraverso i metodi psicoterapeutici - rivelazione dei sogni, riscoperta dei fattori conflittuali, delle azioni perturbatrici e altro - o i traumi profondi che colpiscono il sistema emotivo.

Possiamo distinguere due tipi di inconscio: quello psichico o corticale e quello organico o subcorticale.

Oltre od anche attraverso questa visione, Jung concepì l'inconscio collettivo, che sarebbe una presenza nell'individuo dotata di tutte le esperienze e gli elementi mitologici del gruppo sociale, derivanti dalla struttura ereditaria del cervello umano.

L'inconscio organico o subcorticale - fisiologico, istintivo - è automatico, iniziale, naturale e corrisponde all'id di Freud e agli archetipi di Jung, mentre quello psichico o corticale risponde ai condizionamenti di Pavlov, al poligono di Grasset, ai traumi e alle repressioni studiate dalla psicoanalisi.

Anteriormente si credeva che l'essere subcorticale fosse un mucchio di automatismi sotto la direzione degli istinti, delle necessità fisiologiche. La visione moderna della Psicologia Transpersonale, tuttavia, dimostra che la coscienza corticale non ha spontaneità, manifestandosi sotto le occorrenze del mondo in cui si trova.

Proprio per questa ragione, questo inconscio è lo Spirito, che è responsabile del controllo dell'intelligenza fisiologica e dei suoi ricordi - ambito perispirituale -, delle aree degli istinti e delle emozioni, delle facoltà e delle funzioni paranormali, comprendendo quelle medianiche.

In questo sub-corticale, Jung collocò il suo inconscio collettivo, conferendogli attributi quasi divini.

Recentemente, la genetica ha scartato la trasmissione cromosomica come responsabile dei caratteri acquisiti. Questo inconscio collettivo sarebbe, quindi, il registro mnemonico delle precedenti reincarnazioni di ciascun essere, che si perde nella sua stessa storiografia.

Fortunatamente l'essere non è consapevole di tutti gli avvenimenti della corteccia, che li registra automaticamente - inconscio corticale - perché, se li conoscesse, la sua vita psichica tenderebbe ad un totale disequilibrio.

Pertanto, all'essere umano è necessario conoscere e ricordare ma, anche, ignorare e dimenticare...

Tutto il funzionamento automatico dell'organismo avviene senza la partecipazione della coscienza, il che è una vera benedizione.

Non di rado, in quest'area, possono verificarsi dissociazioni patologicamente morbose dello psichismo, dando origine alle personalità doppie (secondarie) che, affiorando alla coscienza, prevalgono per qualche tempo.

Janet pretendeva di riassumere, in un concetto equivalente, tutte le comunicazioni medianiche, fenomeni dissociativi dello psichismo, considerandole, conseguentemente, di natura patologica.

È tuttavia in quest'area che si registrano le manifestazioni medianiche, come anche le stratificazioni animiche che affiorano nei momenti di trance, spesso interferendo e superando i fenomeni di natura spirituale.

Il subconscio

Consideriamo il subconscio come parte dell'inconscio, che può affiorare alla coscienza, con i suoi contenuti, alterando il comportamento dell'individuo. Esso è l'archivio più vicino alle esperienze, quindi automatico, privo di raziocinio, statico, che mantiene forti vincoli con la personalità dell'essere. È lui che si manifesta nei sogni, nei disturbi nevrotici, nei lapsus orali e scritti - atti difettosi - diventando, dopo Freud e i suoi discepoli Jung e Adler che più tardi dissentirono, responsabile anche della condotta morale e sociale.

I pensieri e le azioni - dopo esser stati archiviati nel subconscio - programmano il comportamento delle persone. Così, quando si viene a conoscenza di questa possibilità, si scelgono quelli che devono essere attivati - in campo morale e sociale - per organizzare o riprogrammare l'esistenza.

Il sacro inconscio

Man mano che l'essere diviene consapevole della propria realtà, si trasferisce su livelli e piani diversi della percezione psicologica, per approfondire la ricerca e sentire il richiamo delle possibili realizzazioni.

Fase dopo fase, identificandosi con i propri contenuti psichici, la visione degli obiettivi interiori si amplia, e ogni conquista gli trasmette un elenco di interpretazioni che lo affascinano, motivandolo ad avanzare e penetrare più profondamente in se stesso.

Si ritiene, con una certa logica, che l'acquisizione della piena consapevolezza trasmetta un’immediata saggezza, un’armonia e una certa insensibilità relativamente alle emozioni. Se così fosse, condanneremmo il saggio alla marginalità, per il fatto di non partecipare, solidalmente, ai problemi che affliggono gli altri individui e la società in generale.

La saggezza deriva dall'unione della conoscenza con l'amore, i cui valori rendono l'essere tranquillo, non insensibile; affettuoso, non infatuato.

La perfetta comprensione dello scopo della sofferenza, nel perfezionamento, sviluppo ed evoluzione, gli permette di solidarizzare con equilibrio, senza compassione né esaltazione, come avviene con l'educatore che accompagna lo sforzo e il sacrificio dello studente fino allo sfinimento, se necessario, per l'apprendimento. Avendo percorso lo stesso cammino, egli lo benedice, ringraziandolo per la sua costanza, che propizia ad altri candidati esperienze equivalenti.

La visione dell'umanità si allarga e il sentimento di amore si disindividualizza, per provare un'immensa gratitudine per coloro che ci sono passati prima, quelli che hanno preparato il sentiero che ha percorso; gli sorge una gran compassione verso coloro che non si sono ancora risvegliati nel presente, comprendendone l'infanzia spirituale in cui si attardano; gli si amplia la capacità di sostegno a favore di coloro che sono impegnati nell'auto-illuminazione e, infine, si espande, affettuoso, in relazione al futuro in cui si addentra, tramite le incessanti realizzazioni su cui si fissa.

Raggiungendo i livelli superiori della coscienza, di cui sperimenta stati alterati, lentamente apre porte psichiche in cui vi sono tracce di queste percezioni, finché non si immerge nell’inconscio profondo.

Questo inconscio profondo, tuttavia, che alcuni psicologi transpersonali e mentalisti definiscono sacro, è il deposito delle esperienze dello Spirito eterno, dell'Io superiore, della realtà unica della vita fisica, della causalità esistenziale...

L'identificazione della coscienza con questo Essere profondo permette di acquisire lucidità sulle realizzazioni delle incarnazioni passate, in uno schema di preziosa comprensione di cause ed effetti vicini e lontani.

Di fronte alle ampliate opportunità, lentamente l'individuo lascia ogni attaccamento - rimanenze dell'ego - tutti i desideri - riflessi perturbanti dell'ego - tutte le reazioni - persistenza dominatrice dell'ego...

Il Male e i mali non lo raggiungono, perché la sua comprensione del Bene lo porta a identificare Dio in tutto, in tutti, amando i più svariati, o aggressivi, o persuasivi modi per raggiungerLo.

Questa liberazione, questa disidentificazione con l'ego, lo inonda di equilibrio e di fiducia, senza fretta negli eventi, senza risentimento nei fallimenti.

La dimensione dello spazio-tempo lascia il posto allo stato di pienezza, in cui l'azione continua, illuminante, gioca il ruolo principale nel proseguimento dell'evoluzione.

Astraendosi dalle oggettivazioni e dal mondo sensoriale con il distacco, la vita psichica gli si irradia generosa, governando tutti i movimenti e le azioni sotto la guida della realtà immortale, che alcuni preferiscono continuare a chiamare il sacro inconscio.

Essendosi pienamente realizzato, si sente purificato dalle cattiverie, senza ambizioni né tormenti. Si avvicina così allo stato ‘numinoso’. Si libera.   (numinoso, sacro - ndt)

Dal libro: La scoperta di sè

Divaldo Pereira Franco - Joanna De Angelis

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