Chiave di lettura di questo libro potrebbe essere il suo sottotitolo: La giustizia divina secondo lo Spiritismo. O, ancora, il titolo di uno dei suoi primi capitoli: “Perché gli Spiritisti non temono la morte”. In quest’opera, infatti, l’Autore con un incalzante dipanarsi di argomentazioni, analisi, deduzioni e conclusioni ci dimostra l’assurdità delle “pene eterne”. Eliminata, dunque, l’angoscia causata da queste ultime, si può già pensare alla morte come a qualcosa che è sì ineluttabile, ma non la “fine di tutto”. E questa rassicurazione ce la danno gli abitanti stessi dell’Aldilà, i disincarnati, i nostri cari divenuti Spiriti e che comunicano con noi.

Cielo e inferno

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